STORIA IN COMUNE: una stanza "virtuale" per raccogliere frammenti di storia locale, suggestioni, contributi di studio e di ricerca


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L’Archivio Storico del Comune di Leno (ASCLeno) è il settore del Servizio archivistico che si occupa del riordino, della tutela, della valorizzazione della documentazione storica comunale. “Storia in Comune” è un tassello delle attività di valorizzazione ed è un progetto avviato nell’anno 2009 per condividere la ricchezza culturale del patrimonio documentario conservato; ha tra i suoi destinatari la gente di Leno, senza distinzione di età, di cultura o di mestiere. La storia antichissima di Leno, ancora imprigionata in scritture di difficile lettura, e la storia dei secoli più vicini sono l'orizzonte nel quale ci specchiamo e il luogo immutato e indulgente che ci attende. "Storia in Comune" intende riscoprire questa storia attingendo da scritture e immagini, proponendo temi e vicende del territorio e delle persone che lo animano. Il progetto, aperto al contributo di quanti sono animati da interesse o da semplice curiosità verso le proprie radici, intende incoraggiare lo studio e le idee dei più giovani. Con questo blog "Storia in Comune" offre un agevole strumento di consultazione, di informazione, di ricerca.

mercoledì 24 dicembre 2014

Il giardino dei semplici

Il botonico naturalista Eugenio Zanotti, nella conversazione del 29 ottobre 2014 ha introdotto l'approfondimento dell'argomento relativo al "Giardino dei semplici".

Si tratta di un orto per la coltivazione delle erbe e delle piante medicinali, collocato frequentemente nei pressi dell'infermeria, edificio distinto nel complesso monastico e destinato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico.
La parola semplici deriva dal latino medioevale medicamentum o medicina simplex usata per definire le erbe medicinali.
I semplici, ossia le piante officinali, furono nei secoli e lo sono ancora oggi, attraverso i loro principi attivi, il fondamento della terapia che è antica quanto l'umanità.
Verso la fine del sec. VI il dottissimo Vescovo di Siviglia, Isidoro, consigliava di coltivare le piante medicinali in un "orto botanico" (botanicum erbarium). Nel silenzio delle abbazie anche i monaci si dedicarono alla ricerca delle erbe e alla loro coltivazione nei giardini claustrali. Ma gli "orti dei semplici" veri e propri sorsero e si svilupparono nel Rinascimento: secondo alcuni autori, pare sia stato Nicolò V, per primo, a realizzare la prima collezione di piante rare nei giardini vaticani "in modo da formare un orto dei semplici".
Secondo altri si deve a Leone X e a Leonardo da Vinci la fondazione dell'orto dei semplici in Vaticano poichè proprio per l'interessamento di leone X fu istituita a Roma nel 1513 la cattedra di Botanica e, l'anno successivo, vi fu chiamato come rettore Giuliano da Foligno.
ASCLeno, Unità archivistica 445.
Trattato di erboristeria, frammento
Nei monasteri benedettini i monaci dedicavano particolare attenzione alla coltivazione di erbe e piante medicinali e aromatiche, finalizzata al trattamento fitoterapico di malattie e alla produzione di distillati e bevande. Così un'area all'interno delle mura del monastero era deputata alla coltivazione delle erbe medicinali, il cosiddetto "orto dei semplici".  Il monaco infirmarius  e il monacus medicus dirigevano l'infermeria e la farmacia del monastero ed erano preposti anche alla coltivazione delle erbe, alla selezione delle sementi e al rapporto con gli altri conventi per la sperimentazione di altre piante. Le erbe coltivate, una volta raccolte, erano disponibili all'occorrenza per la preparazione di tinture, tisane, unguenti per la cura dei malati ma anche di bevande e liquori a scopo terapeutico ma anche degustativo.
Molto interessante è stata anche la presentazione delle principali proprietà medicinali di erbe abbastanza diffuse e conosciute.


martedì 16 dicembre 2014

Immagini storiche: la Scuola Elementare di Leno capoluogo

La fotografia ritrae l'edificio così come si presentava all'inizio degli anni Venti del secolo XX.;  ora è occupato dall'Istituto di Istruzione Superiore Vincenzo Capirola.
L'immagine è stata messa a disposizione dal sig. Bonazza Luigi



Avete cartoline o fotografie antiche che riproducono Leno e frazioni?
Condividetele con l'Archivio Storico Comunale, con contatti al seguente indirizzo mail
E' importante individuare:
  • il soggetto riprodotto
  • la data di ripresa
  • il proprietario dell'immagine
  • la denominazione di un'eventuale raccolta

mercoledì 3 dicembre 2014

Angelo Regosa, un Sindaco del dopoguerra


[1]Angelo Regosa ha 29 anni quando – nel 1951 – viene eletto per la prima volta Sindaco di Leno; è rieletto, sempre come primo Cittadino, nel 1956, nel 1960 e nel 1964. Complessivamente quattro legislature consecutive, di cui l’ultima non ha potuto essere completata solo a seguito delle sue dimissioni irrevocabili presentate per motivi personali il 27 maggio 1968.

Una personalità matura la sua, sotto il profilo umano, religioso e politico.
Una rara assimilazione di fede, di virtù umane e civiche, illuminate da una solida istruzione classica e da una convinta formazione religiosa che hanno plasmato il suo carattere aperto, forte, generoso e lungimirante.
Ha cominciato in età giovanile ad assumere responsabilità sociali e civili[2].
Ha solo 22 anni quando – dopo lo sfacelo dell’esercito italiano dell’8 settembre 1943 – da giovane ufficiale passa all’organizzazione e alla guida del locale movimento di resistenza patriottica facente capo al gruppo “Tita Secchi” delle Fiamme Verdi e presiede il Comitato di Liberazione Nazionale di Leno, esercitando in questo ruolo singolari doti di mediazione fra tutte le forze politiche del Comune[3].
Arrestato nella notte del 14 aprile 1945 con altri 12 amici, a soli 23 anni,  subisce pestaggi e rischia la fucilazione.
Viene liberato il 24 aprile 1945 insieme agli altri prigionieri politici rinchiusi a Canton Mombello.

Angelo Regosa è un educatore: insegna come maestro alle scuole elementari, ma la sua propensione all’ideale educativo si riversa ben oltre, animando la formazione di laici cristiani in grado di assumere responsabilità nel partito, nel sindacato, nell’amministrazione pubblica, nell’associazionismo. E’ attivo particolarmente nell’ambito delle ACLI, nell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, nell’Azione Cattolica. Le serate che trascorre con i suoi amici-collaboratori poco più che ventenni, sono dedicate ad approfondire insieme gli scritti di Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Primo Mazzolari e ad esaminare i gravi problemi che affliggono la Leno del dopoguerra.

Anche le sue doti di Amministratore pubblico hanno modo di dispiegarsi molto presto, a 23 anni diventa Presidente dell’Asilo (carica che coprirà dal 1945 al 1947); successivamente nel 1948 a 26 anni è nominato Presidente dell’Ospedale, che riqualificherà con mirati adeguamenti e doterà di moderni strumenti sanitari per farlo passare da semplice Infermeria ad Ospedale di terza categoria[4].
Un significativo contributo per le nuove opere e dotazioni proviene proprio dal Comitato di Liberazione Nazionale di Leno, di cui Regosa è pure Presidente; il reimpiego di somme ricavate dalla vendita di beni sequestrati ai tedeschi in fuga, diventa così risorsa e servizi a favore dell’intera comunità[5].

Segretario della Democrazia Cristiana sezione di Leno sin dal maggio 1945, Angelo Regosa ha un’influenza determinante nella vita amministrativa ispirando e sostenendo l’Amministrazione Comunale nell’affrontare i problemi più urgenti della comunità, tra i quali:
·         la soddisfazione dell’obbligo scolastico: più della metà degli alunni infatti non terminava la classe quinta; la previsione dell’obbligatorietà della frequenza scolastica legata all’acquisizione del diritto all’assistenza (medicine, spedalità, Eca, Patronato scolastico) fu un efficace mezzo di scolarizzazione, nel giro di soli tre anni infatti si raggiunse la regolare frequenza della quasi totalità degli alunni.
·         l’istituzione (in collaborazione con il Provveditorato agli studi, le Acli e l’Aimc) di corsi serali per giovani sprovvisti dell’attestato di V elementare e di corsi professionali Enaip per conseguire l’attestato di specializzazione per l’avviamento al lavoro. Si riteneva infatti che la mancanza di sviluppo economico e di iniziative private aveva le sue radici principalmente nella mancanza di istruzione.
1949 - Inaugurazione Case Popolari
·         la  costruzione delle prime case popolari, che sorgeranno in via Ermengarda ( inaugurate l’8 maggio 1949) e destinate ad una ventina di nuclei famigliari; era il primo avvio all’impegno di rispondere al risanamento abitativo, poichè 1/3 delle abitazioni sul territorio erano valutate inabitabili
·         il sostegno economico delle colonie elioterapiche promosse dalle Acli a favore di centinaia di bambini appartenenti alle famiglie più povere di Leno
·         le numerose iniziative per far fronte al dramma della disoccupazione

E’ eletto Sindaco alle elezioni amministrative del 27 maggio 1951.
Ha ventinove anni e un bagaglio di valori e di esperienza rari.
Per lui la vita di una persona, di ogni persona, è un valore assoluto;  la sua radicale apertura ai poveri gli merita l’appellativo di  Sindaco dei poveri, mentre l’ambiente prefettizio lo definirà Sindaco rosso della bassa perché gli rimproverava di spendere troppo per garantire l’assistenza sanitaria a chi non poteva permettersela.
E’ un vulcano di iniziative e da vero trascinatore coinvolge tutti nella sua corsa tesa a dare dignità alle persone, in particolare alle più bisognose.
ASCLeno u.a. 6306
ASCLeno u.a. 6306



La situazione a Leno era ancora grave: la mancanza di lavoro soprattutto creava una grande sofferenza: Regosa ha usato tutta la sua influenza per convincere agricoltori e responsabili di aziende locali ad assumere almeno i capifamiglia.
Ma molte famiglie, che non riuscivano a trovare occupazione, si disponevano anche alla straziante scelta dell’emigrazione.
ASCLeno u.a. 6306
Con una scelta coraggiosa e prescindendo dalle ideologie e dal credo politico di ciascuno, il Sindaco Regosa indirizza ed accompagna con un’attenzione commovente l’esodo di numerose famiglie.
Si accorda con sindacalisti piemontesi, pavesi e milanesi, verifica i luoghi disponibili ad accogliere le famiglie per accertarsi che i suoi concittadini possano godere di condizioni contrattuali, di vita e di lavoro dignitose. Dà inizio all’operazione solo quando è certo del successo: provvede ad erogare a ciascuna delle famiglie emigranti 10.000 lire, e una cifra necessaria per sostenere il costo del trasloco[6].
La sua relazione con queste famiglie non finisce però con il loro esodo: un interessante epistolario (di cui è conservato solo qualche esemplare nell’archivio comunale - unità archivistica 6306) testimonia i contatti che intercorrono tra i lenesi emigrati e quello che considerano ancora il loro Sindaco, che  in occasioni o solennità particolari va anche a trovarli personalmente.

Non vi è stato settore che il Sindaco Angelo Regosa abbia trascurato[7]:
Nell’ambito sanitario
o       Si fa carico della fornitura gratuita delle specialità medicinali, ai capifamiglia dei salariati agricoli (che allora dovevano essere a carico degli interessati)
o       Sostiene il finanziamento dei ricoveri ospedalieri per i lavoratori del settore agricolo che a quel tempo non avevano diritto alla mutua;
o       Prevede l’esame eschermografico radiologico e la prova della tubercolina per i bambini dell’asilo e delle elementari: i bambini sospetti di infezione tubercolare venivano poi  inviati in idonei luoghi di cura;
o       Istituisce gli ambulatori medici nelle frazioni.

·         Nell’ambito scolastico
o       si adopera per favorire la fornitura gratuita di libri e cancelleria ai più poveri, istituisce la refezione scolastica estesa anche agli alunni delle frazioni e dei cascinali del Pluda, Scovola e Mirabella;
o       avvia l’interscuola e sostiene l’invio di centinaia di bambini nelle colonie marine e
                              montane;
o       rende le strutture scolastiche più razionali e rispondenti alle necessità didattiche; rinnova l’impiantistica e gli arredi scolastici;
o       costruisce l’attuale Scuola Media, che nasce inizialmente come scuola di avviamento professionale;
o       fa ampliare gli edifici scolastici di Porzano e Castelletto;
o       costruisce asili nuovi nelle popolose cascine di Pluda e Scovola

·         Nell’ambito del lavoro
1954-55 partecipanti corso muratori
o       sostiene corsi di addestramento per diverse tipologie di attività (muratori, trattoristi, mungitori, sarte, metalmeccanici);
o       si adopera per convincere imprenditori ad impiantare fabbriche (Cobo, Salil, Sama);
o       richiede contributi statali per eseguire opere di miglioria fondiaria, per la sistemazione di strade comunali e di vasi irrigui
  
  Per il rilancio economico e produttivo di Leno

o       Avvia la Fiera di San benedetto, che continuerà per ben 21 edizioni attraendo  numeroso pubblico nella prospettiva di scambi commerciali significativi per il paese,  diventerà la più importante fiera agricola della Provincia;
o       Mette mano alla sistemazione dell’Ippodromo comunale, per la ripresa delle competizioni ippiche su scala nazionale; 
o       Organizza memorabili manifestazioni ciclistiche con la presenza di sportivi di fama nazionale (Bartali, Coppi, Magni…).

Nell’ambito residenziale
o       Provvede alla costruzione delle Case della Solidarietà: mini-alloggi per persone sole, senza casa, che potevano godere di un tetto sotto il quale riunire i propri piccoli beni ed affetti. I primi 8 mini alloggi furono costruiti senza gravare sul bilancio comunale, avendo interessato all’iniziativa enti vari, persone sensibili, e perfino i suoi alunni di V elementare (a cui pedagogicamente chiedeva di contribuire attingendo dalla mancetta settimanale dieci entesimi, che erano l’equivalente del costo di un mattone); 
o       Fa costruire le case popolari per i contadini al Villaggio Ippodromo e al Villaggio San Benedetto; 
o       Con padre Marcolini realizza i villaggi La famiglia. Aveva acquistato le aree più economiche e le ha messe a disposizione della Cooperativa e dei futuri proprietari senza costi aggiuntivi.

Regosa non lascia mai nulla di intentato.
Coinvolge persone e personalità di peso: il senatore Ludovico Montini, che in qualità di Presidente dell’Amministrazione Aiuti Internazionali sostiene con contributi i servizi socio-sanitari e scolastici delle famiglie in estremo stato di bisogno.
Aldo Moro: lettera autografa
Contatta ministeri e parlamentari del tempo[8] per chiedere il ripristino a Leno degli Uffici delle Imposte Dirette e la Pretura Mandamentale. Non esita neppure a corrispondere con l’allora Presidente dell’Eni ..nell’ambito delle Sue notevoli possibilità di iniziativa, si ricordi di Leno[9] .
Enrico Mattei, perché
Insomma, tutta la sua capacità di relazione, privata e pubblica, è investita a favore della sua comunità, della sua gente.

E’ opportuno tener presente che contemporaneamente all’ufficio di Sindaco, Angelo Regosa ha continuato ad insegnare nella scuola e a dirigere la schola cantorum; ed oltre agli impegni pubblici aveva anche una famiglia numerosa, una moglie e sei figli.
Come abbia fatto a far fronte contemporaneamente a così tante ed impegnative responsabilità è un mistero.
Ma forse è un mistero fino ad un certo punto: era un uomo di fede profonda e convinta ed aveva un cuore informato alla carità.
Non può essere che questo il fuoco che ha acceso un così nobile servizio reso a Leno non solo nei suoi 17 anni di Sindaco, ma successivamente anche attraverso altre istituzioni cui oggi non accenniamo per esigenze di brevità[10], ma nelle quali ha operato a vantaggio del suo paese e dell’intera provincia bresciana.

Il Consiglio Comunale di Leno con la deliberazione n. 67 in data 15 giugno 1974, gli ha conferito -  per acclamazione palese -  la cittadinanza onoraria.

Angelo Regosa è morto a Brescia il 12 febbraio 1984. Nel cimitero di Leno, un gruppo di concittadini – giustamente -  ha voluto far erigere a suo ricordo un cippo commemorativo, purtroppo ora privato ad opera di ignoti del suo busto in bronzo.

Per molti di noi rimane ancora IL SINDACO, il modello ideale di pubblico amministratore, di servitore del bene comune.



[1] Per la stesura di queste note ci si è avvalsi:
·       delle notizie contenute in “Impegno politico, sociale e religioso di Angelo regosa e Mirella Cerutti”, 2004
·       di alcuni scritti di ricostruzione storica attributi a Battista Favagrossa e amici
·       della testimonianza orale del fratello Giuseppe Regosa
[2] Rinuncia anche a percorsi di istruzione universitaria (era già arrivato con ottimi risultati al 3° anno di medicina a Pavia) per seguire il suo ideale politico-sociale
[3] Vedi CC 67 in data 15.06.1974 “Conferimento della cittadinanza onoraria al cav. uff. Angelo Regosa
[4] La classificazione era prevista nel R.D. 30 settembre 1938, n. 1631 (vedi L’OSPEDALE CIVILE, Battista Favagrossa, 1988, pag. 109)
[5] Testimonianza di Giuseppe Regosa
[6] questa somma, nella testmonianza del fratello Giuseppe, è finanziata con i fondi ricavati sempre dalla vendita dei beni sequestrati ai tedeschi in ritirata.
[7] giova ricordare che molti dei diritti che oggi riteniamo con buona ragione “irrinunciabili”, nel primo dopoguerra sono stati conquistati con grandi fatiche e sacrifici; la loro acquisizione non solo non era scontata, ma era anche difficile da immaginare
[8] Aldo Moro ministro di grazia e giustizia, Enrico Roselli e Giuseppe Di Vittorio (che coinvolgeranno il ministro delle finanze Giulio Andreotti)
[9] ASCLeno, b.675/6
[10] Banda comunale, Associazione Comuni Bresciani, Centro bresciano dell’antifascismo e della resistenza

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